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Ottimizzazione della terapia ipolipemizzante a lungo termine nel paziente ad alto rischio cardiovascolare sottoposto a PCI

Ottimizzazione della terapia ipolipemizzante a lungo termine nel paziente ad alto rischio cardiovascolare sottoposto a PCI

05/07/2019

Napoli

Numerosi studi clinici controllati con obiettivi quali mortalità e morbilità per cause cardiovascolari (CV) e mortalità per tutte le cause hanno documentato il beneficio della terapia ipolipidemizzante. Da questi studi risulta evidente l’importanza clinica di un corretto trattamento farmacologico delle dislipidemie e negli ultimi anni si è assistito ad un continuo progredire delle conoscenze sul suo impiego clinico. La riduzione dei livelli di colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL-C) con i farmaci ipolipidemizzanti è il principale approccio farmacologico per stabilizzare il processo aterosclerotico. Il diffuso utilizzo clinico della terapia con le statine ha fornito una protezione significativa contro il rischio CV, sia in prevenzione primaria sia secondaria, con riduzione della mortalità e della morbilità. Le statine sono considerate la terapia di prima scelta per la prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari, ma un significativo rischio residuo rimane anche dopo una terapia intensiva. Inoltre, solo il 30-70% dei pazienti ad alto rischio raggiunge il livello di LDL-C ottimale raccomandato dalle linee guida attuali (<1,8 mmol/L). I pazienti con ipercolesterolemia familiare e iperlipidemia mista su base genetica non raggiungono questo livello con la terapia standard. Grande interesse hanno suscitato i nuovi farmaci biologici quali oligonucleotidi antisenso che inibiscono la sintesi di apo B100, quali mipomersen (14, 15), e soprattutto gli anticorpi monoclonali contro la proteina PCSK9 che sono in grado di ridurre il LDL-C. La proproteina convertasi subtilisina/kexin tipo 9 (PCSK9) fa parte della classe delle serina proteasi ed è sintetizzata come zimogeno solubile prepro-PCSK9 che viene trasformato in proproteina convertasi attraverso un processo autocatalitico nel reticolo endoplasmatico a livello epatico. La relazione tra PCSK9 ed il metabolismo del colesterolo è dimostrata da evidenze genetiche che documentano come varianti del gene che codifica per la proteina PCSK9 siano associate a variazioni dei livelli circolanti di LDL-C. I nuovi farmaci ipolipidemizzanti si stanno dimostrando in grado di fornire un beneficio clinico sia in aggiunta alla terapia con statine in pazienti con ipercolesterolemia grave o con dislipidemia mista, sia come alternativa per i pazienti che sono intolleranti alle statine. L’obiettivo del progetto è quello di presentare le innovazioni sia da un punto di vista farmacologico sia da un punto di vista clinico, con il fine ultimo di condividere aspetti di farmacologia di base di farmaci biotecnologici che in ambito cardiovascolare rappresentano un’importante novità terapeutica. Questo richiede una conoscenza del potenziale clinico delle nuove opportunità terapeutiche rivolto agli specialisti cardiologi, considerando che la posologia di queste molecole prevede una somministrazione sottocutanea con intervallo di somministrazione non di giorni ma di settimane. Tutto questo rappresenta la “rivoluzione” nella terapia a lungo termine nel paziente a rischio cardiovascolare.

L'evento è in programma i prossimi 5/6 luglio 2019 presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo di Napoli in collaborazione con Amgen.
 


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