18/09/2017

PROGETTO GALENO 2.0 I nuovi farmaci dalla teoria alla pratica clinica

L'evento

La gestione di pazienti complessi rappresenta, ad oggi, un modello di lavoro integrato tra specialisti, dove lo scambio di informazioni ed il coordinamento tra le varie figure coinvolte è fondamentale per ottimizzare i risultati terapeutici ed utilizzare in modo razionale le risorse disponibili. La prevenzione cardiovascolare, priorità indicata dalla linea guida, e la gestione della terapia in pazienti con plurime problematiche, rende necessaria la stretta collaborazione tra specialisti in modo da creare una “rete” ospedale – territorio; in tal modo si tende ad ottimizzare l’individuazione dei pazienti a più alto rischio, un possibile percorso diagnostico condiviso ed il follow-up successivo.
 
La prevalenza dello scompenso cardiaco ha raggiunto proporzioni di una vera e propria epidemia. Si stima che i pazienti affetti da scompenso cardiaco siano oltre 15 milioni in Europa e oltre 730.000 in Italia. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento persistente dei fattori predisponenti (ipertensione, diabete, cardiopatia ischemica) indicano che il numero di pazienti con scompenso cardiaco continuerà a crescere.  Lo scompenso cardiaco rappresenta già ora la principale causa di ospedalizzazione e, di fatto, la morbilità e la mortalità di questa sindrome superano quelle di molte neoplasie, nonostante i miglioramenti ottenuti fino ad oggi nel management dei pazienti ambulatoriali. Allo stato attuale la terapia maggiormente utilizzata per la cura dello scompenso cardiaco prevede l'utilizzo degli inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone e dei beta bloccanti, farmaci che nel corso degli anni hanno cambiato la storia naturale della malattia. Ciò che però continua a preoccupare sono le ospedalizzazioni, anche ripetute, e l’elevata mortalità.
I pazienti trattati, nel giro di poco tempo, beneficiano notevolmente in termini di sintomi ma ad ogni ricovero corrisponde la discesa di un gradino. Il cuore perde efficienza e funzione pertanto, riuscire ad evitare un nuovo ricovero rappresenta una priorità per chi soffre di scompenso cardiaco, insieme alla riduzione di mortalità. Nello studio più ampio mai realizzato sullo scompenso cardiaco (PARADIGM-HF ha coinvolto oltre 8 mila pazienti) gli scienziati hanno dimostrato che il sacubitril/valsartan  è capace di ridurre del 20 % la mortalità per eventi cardiovascolari e del 21 %, il tasso di nuova ospedalizzazione, rispetto ad una terapia con ace inibitore (Enalapril); un risultato possibile grazie alla doppia azione della nuova molecola che da un lato agisce inibendo un sistema iperattivato e prognosticamente negativo (RAAS) e dall'altro potenzia il sistema ormonale cardiaco capace di proteggere il cuore stesso (sistema dei peptidi natriuretici). Questi dati aprono la strada a un potenziale cambiamento radicale nel trattamento dello scompenso cardiaco cronico.
 
Si parlerà inoltre dell’importanza clinica di un corretto trattamento farmacologico delle dislipidemie e negli ultimi anni si è assistito ad un continuo progredire delle conoscenze sul suo impiego clinico. La riduzione dei livelli di colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL-C) con i farmaci ipolipidemizzanti è il principale approccio farmacologico per stabilizzare il processo aterosclerotico. Il diffuso utilizzo clinico della terapia con le statine ha fornito una protezione significativa contro il rischio CV, sia in prevenzione primaria sia secondaria, con riduzione della mortalità e della morbilità. Le statine sono considerate la terapia di prima scelta per la prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari, ma un significativo rischio residuo rimane anche dopo una terapia intensiva. Inoltre, solo il 30-70% dei pazienti ad alto rischio raggiunge il livello di LDL-C ottimale raccomandato dalle linee guida attuali (<1,8 mmol/L). I pazienti con ipercolesterolemia familiare e iperlipidemia mista su base genetica non raggiungono questo livello con la terapia standard. Grande interesse hanno suscitato i nuovi farmaci biologici quali oligonucleotidi antisenso che inibiscono la sintesi di apo B100, quali mipomersen (14, 15), e soprattutto gli anticorpi monoclonali contro la proteina PCSK9 che sono in grado di ridurre il LDL-C. La proproteina convertasi subtilisina/kexin tipo 9 (PCSK9) fa parte della classe delle serina proteasi ed è sintetizzata come zimogeno solubile prepro-PCSK9 che viene trasformato in proproteina convertasi attraverso un processo autocatalitico nel reticolo endoplasmatico a livello epatico. La relazione tra PCSK9 ed il metabolismo del colesterolo è dimostrata da evidenze genetiche che documentano come varianti del gene che codifica per la proteina PCSK9 siano associate a variazioni dei livelli circolanti di LDL-C. I nuovi farmaci ipolipidemizzanti si stanno dimostrando in grado di fornire un beneficio clinico sia in aggiunta alla terapia con statine in pazienti con ipercolesterolemia grave o con dislipidemia mista, sia come alternativa per i pazienti che sono intolleranti alle statine. Pertanto è fondamentale che gli specialisti cardiologi comprendano a pieno la farmacologia di base ed il potenziale clinico delle nuove opportunità terapeutiche costituite dai nuovi farmaci biotecnologici considerando che la posologia di queste molecole prevede una somministrazione sottocutanea con intervallo non di giorni ma di settimane. Tutto questo rappresenta una “rivoluzione” della terapia a lungo termine nel paziente a rischio cardiovascolare.
 
L'evento è in programma a Vallo Dellla Lucania presso Presidio Ospedaliero San Luca - ASL Salerno il prossimo 18 settembre 2017 in collaborazione con Amgen e Novartis.

 
 

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